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Non farò fare il libro delle vacanze estive a mio figlio

Ogni estate, al termine di una qualunque classe della scuola primaria, per migliaia di bambini viene acquistato il classico libro delle vacanze: pagine di esercizi, ripassi e attività pensate per mantenere allenati gli apprendimenti durante la pausa scolastica.

Nella quasi totalità dei casi, l’acquisto del libro delle vacanze non è stato deliberato dal Collegio Docenti e quindi non c’è alcun obbligo per le famiglie di acquistarlo. Si tratta piuttosto di una proposta, spesso presentata come un'opportunità per consolidare quanto appreso durante l'anno e arrivare più preparati a settembre.

Io quest’anno ho scelto di non proporlo a mio figlio.

In questo articolo condivido i 5 motivi che mi hanno portata a fare questa scelta e perché credo che, per molti bambini, rinunciare al libro delle vacanze possa essere un'opportunità più educativa di quanto immaginiamo.


vacanze estive e compiti nella scuola primaria
vacanze estive e compiti nella scuola primaria

1- Le competenze non vanno in vacanza


Il motivo principale per il quale viene consigliato e, anzi, molto spesso sono proprio i genitori a chiederlo con insistenza, è la paura che con i mesi estivi i bambini dimentichino quanto appreso durante l’anno.

Ma è davvero così? Cosa si dimentica in realtà?

Le evidenze sulla “summer learning loss” ci dicono che durante l’estate possono affievolirsi soprattutto alcuni apprendimenti scolastici specifici, in particolare quelli procedurali. È possibile, ad esempio, dimenticare regole, automatismi o procedure- come il modo in cui si eseguono una divisione o una moltiplicazione, così come alcune nozioni particolari.-. Si tratta però di conoscenze che, nella maggior parte dei casi, possono essere recuperate rapidamente nelle prime settimane di scuola.

Diverso è il discorso per le competenze più profonde e significative: quelle che i bambini hanno costruito durante l’anno e che sono i veri pilastri di un apprendimento significativo. Queste non si perdono durante l’estate; al contrario, si consolidano e si arricchiscono quando vengono esercitate in contesti autentici e quotidiani. Le competenze fioriscono quando escono dal contesto scolastico e trovano spazio nella vita reale, attraverso esperienze concrete, sociali e significative.

L’estate può diventare un tempo speciale, in cui l’apprendimento torna ad assomigliare a ciò che è nelle prime fasi della vita: esperienza.


L'apprendimento nasce dall'esperienza


Come ci dice Maria Montessori nei primi anni di vita il bambino apprenda principalmente attraverso l’azione diretta sul mondo: costruisce le proprie conoscenze toccando, esplorando, osservando, muovendosi, provando e riprovando. È attraverso l’esperienza concreta che sviluppa il linguaggio, il pensiero logico, la coordinazione motoria, l’autonomia e la comprensione della realtà che lo circonda. Imparare non è un’attività distinta dall’esperienza, ma coincide con essa. Il bambino non studia il mondo: vive nel mondo e, vivendo, lo comprende. Con l’ingresso nella scuola l’apprendimento tende inevitabilmente ad assumere forme più strutturate e simboliche. Questo passaggio può far dimenticare che alla base di ogni conoscenza significativa c’è sempre un’esperienza concreta che le dà senso. L’estate offre l’opportunità di ristabilire questo legame.

Quindi la matematica esce dal quaderno e torna a vivere nelle attività quotidiane. I numeri ritrovano il loro naturale legame con gli oggetti e con le situazioni reali: si fanno calcoli per tenere il punteggio di un gioco con gli amici, per prevedere il resto quando si compra un gelato, per confrontare quantità, organizzare uno spazio o risolvere piccoli problemi pratici. Contare, stimare, misurare, pianificare e ragionare sono tutte occasioni in cui la matematica trova il suo contesto naturale.

Lo stesso accade con la lingua italiana: la incontriamo nei libri che leggiamo, nelle conversazioni che diventano via via più ricche e complesse, nei nuovi vocaboli che emergono dall’esperienza. La lingua continua a crescere ogni volta che i bambini ascoltano, raccontano, leggono, fanno domande e cercano risposte.

Le esperienze concrete di ogni giorno possono diventare occasioni preziose di apprendimento, soprattutto se noi adulti offriamo ai bambini opportunità adeguate alla loro età e alle loro possibilità. Può significare lasciarli andare a comprare qualcosa da soli, coinvolgerli nell’organizzazione del proprio materiale, affidargli piccole responsabilità o accogliere le loro curiosità formulando insieme ipotesi e cercando poi le risposte attraverso l’osservazione, la lettura e la ricerca.

In questo modo l’estate non diventa una pausa dall’apprendimento, ma un tempo in cui l’apprendimento torna a essere una conseguenza naturale delle esperienze.


2- I bambini meritano libri migliori


I libri per i compiti delle vacanze sono, nella maggior parte dei casi, bruttissimi.

Non giriamoci intorno: molti di questi libri sono un insieme di schede didattiche scollegate tra loro, pensate per far rifare ai bambini esercizi che hanno già svolto durante l'anno. Esercizi spesso privi di contesto, ripetitivi e lontani dagli interessi reali di chi dovrebbe svolgerli.

Sono libri che trattano tutti i bambini allo stesso modo, senza tenere conto della specificità del loro percorso scolastico, delle loro passioni e delle loro curiosità. Come se l'apprendimento fosse soltanto una questione di allenamento e ripetizione.

Vi propongo un esperimento. Entrate in una libreria specializzata per bambini e ragazzi e chiedete consiglio su qualche albo divulgativo. Sfogliatelo. Poi prendete in mano un libro delle vacanze e confrontateli.

La differenza salta agli occhi.

Da una parte troviamo prodotti editoriali pensati principalmente per rassicurare gli adulti: “ se farà tutte queste pagine del libro arriverà a settembre pronto e preparato per il nuovo anno scolastico”. Dall'altra troviamo libri che aprono le porte sulla meraviglia del mondo.

Libri che fanno nascere domande, che accendono interessi. Libri che, attraverso una sapiente combinazione di immagini e parole, nutrono quella naturale curiosità verso il sapere con cui tutti i bambini vengono al mondo.

Se proprio sentiamo il bisogno di proporre contenuti ai bambini anche durante le vacanze estive, non dovremmo partire da qui?

Da albi bellissimi che parlano di arte, natura, scienza, storia, filosofia. Da libri che invitano a osservare, immaginare, approfondire. Da libri che non chiedono semplicemente di completare una pagina, ma che fanno venire voglia di farsi sempre più domande sul mondo che abitiamo.


Di seguito vi propongo una piccola lista di esempi di albi divulgativi ( ma vi consiglio di entrare in una libreria specializzata e lasciarvi ispirare, ce ne sono davvero di bellissimi)


  • Zoottica, come vedono gli animali di Guillaume Duprat L’Ippocampo

  • Orme, impronte di animali a grandezza naturale di  John Townsend Nomos

  • Crac, Matteo Pompili e Lorenzo Monaco Camelozampa

  • La storia del mondo di Peter Goes Mondadori,

  • Mappe di Aleksandra Mizielinska, Daniel Mizielinski ElectaKids


Qui potete approfondire il concetto di albo illustrato divulgativo


3 - Voglio riempire l'estate di senso, non di compiti


Terzo motivo, non per importanza.

Davvero voglio trascorrere il tempo con mio figlio facendo qualcosa che nessuno dei due ama? Anzi, qualcosa che entrambi detestiamo?

Corriamo tutto l'anno. Tra scuola, lavoro, impegni, attività extrascolastiche e incombenze quotidiane, il tempo da vivere insieme è poco e spesso frammentato. Per questo voglio che l'estate sia un'occasione per nutrire la nostra relazione.

E creare connessione autentica in una relazione significa costruire momenti piacevoli, esperienze condivise che ci facciano stare bene. Questo non può accadere certo seduti a un tavolo mentre io gli ripeto per la decima volta di finire una pagina di esercizi che lui non ha nessuna voglia di fare.

La relazione si nutre facendo qualcosa insieme, ma qualcosa che piace a entrambi. Per me ad esempio può voler dire leggergli un bel libro, giocare a un gioco da tavola, dipingere, disegnare o costruire qualcosa che abbiamo inventato insieme. Per altri potrebbe voler dire una partita a biliardino, una visita ad una mostra, provare a cucinare qualcosa…

Voglio riempire l'estate di mio figlio di senso, non di contenuti.


4- L'apprendimento passa anche attraverso il gioco libero


Quarto motivo.

Anche quando un bambino incontra delle difficoltà negli apprendimenti scolastici – nella lettura, nell'ortografia o nella matematica – la soluzione non è mai semplicemente riempire l'estate di esercizi di recupero.

L'apprendimento non funziona come un muscolo che migliora facendo sempre lo stesso esercizio. Per acquisire alcune competenze scolastiche, i bambini hanno bisogno che prima maturino i prerequisiti, abilità di base che si esercitano in ambiti completamente diversi.

Pensiamo al movimento. Correre, arrampicarsi, stare in equilibrio, saltare, lanciare una palla, orientarsi nello spazio, manipolare oggetti, costruire una capanna, scavare nella sabbia. Sono tutte esperienze che sembrano "solo gioco", ma in realtà sono il “lavoro del bambino” e sono alla base dello sviluppo di competenze fondamentali anche per gli apprendimenti scolastici.

Ecco perché l'estate è un'opportunità preziosa. Le giornate all'aria aperta, il gioco libero, le esplorazioni nella natura, le ore trascorse senza uno scopo preciso non sono una pausa dall'apprendimento. Sono apprendimento.

Per noi adulti può sembrare che un bambino stia semplicemente giocando. In realtà sta costruendo coordinazione, autonomia, capacità di problem solving, autoregolazione, attenzione e fiducia nelle proprie capacità: basi preziose su cui si appoggiano anche la lettura, la scrittura e la matematica.

Per questo, se possiamo scegliere tra un pomeriggio passato a completare un libro di compiti delle vacanze e un pomeriggio trascorso a costruire dighe e torrenti, arrampicarsi sugli alberi o inventare giochi, quale sceglieremmo per i nostri bambini?



5- Il valore straordinario della noia


E infine c'è lei: la noia.

Così temuta dagli adulti e così preziosa per i bambini.

Quel tempo apparentemente vuoto, in cui non c'è niente da fare, è uno dei più grandi regali che possiamo lasciare ai nostri figli.

La noia ci costringe a stare con noi stessi, a non cercare continuamente qualcuno o qualcosa che ci intrattenga. È una competenza che oggi rischiamo di perdere e che, invece, è fondamentale coltivare, anche per preparare i bambini all'ingresso nel mondo digitale, dove ogni momento libero rischia di essere riempito da uno schermo.

Lasciamo loro giornate senza programmi, pomeriggi in cui possano chiedersi: "E adesso cosa faccio?".

Facciamogli fare esperienza di quel vuoto, perché è proprio lì, nel silenzio e nell'assenza di stimoli continui, che possono incontrare la loro voce, scoprire cosa li appassiona davvero e dare forma alla loro espressione più autentica.

Succede anche a noi adulti.

Quando siamo travolti dagli impegni, dalle notifiche e dalla frenesia quotidiana, facciamo fatica a entrare in contatto con noi stessi e con i nostri bisogni più profondi. Viviamo giornate intere quasi in apnea e arriviamo a sera stanchi, ma senza sapere davvero perché.

Quando invece ci concediamo uno spazio di silenzio e di ascolto, qualcosa cambia. Riusciamo finalmente a sentire come stiamo, a capire di cosa abbiamo bisogno e, spesso, è proprio in quei momenti che nascono le idee migliori.


Conclusioni


Naturalmente questa è una scelta personale.

Non credo che un bambino che svolgerà i compiti del libro delle vacanze trascorrerà necessariamente un'estate peggiore. Ogni famiglia fa le proprie valutazioni sulla base della storia, dei bisogni e delle caratteristiche dei propri figli.

Quello che la scuola dovrebbe dire con onestà però, è che smettessimo di dare per scontato che l'apprendimento coincida esclusivamente con lo svolgimento di compiti.

I bambini crescono quando leggono un albo illustrato che li appassiona, quando costruiscono una capanna con gli amici, quando cucinano con i nonni, osservano un insetto, fanno una domanda a cui nessuno sa rispondere, litigano, si annoiano, inventano un gioco o trascorrono un pomeriggio a disegnare.

L'apprendimento non si ferma mai.


Forse, più dei bambini, siamo noi adulti a dover fare un esercizio.

L'esercizio di fidarci un po' di più dei loro tempi e di assecondare i loro reali interessi soprattutto quando abbiamo a disposizione un tempo più lento in cui poterlo fare come le lunghe giornate estive.

Il libro delle vacanze estive è la scelta più comoda per ripassare quanto fatto durante l'anno alla scuola primaria, ma è davvero ciò di cui i bambini hanno bisogno?

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