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Il traffico dentro la testa, l’ADHD nella scuola primaria

“Voglio capire perché un bambino con ADHD si comporta così a scuola e come posso relazionarmi a lui in modo più consapevole e rispettoso.”


Questa è una frase che ho pronunciato (e pensato) anni fa, quando mi sono trovata per la prima volta davanti a bambini che faticavano a stare nelle regole, nei tempi e negli spazi della scuola.

In questo articolo provo a partire proprio da lì: da quella semplice domanda iniziale e ti accompagno in un tratto della strada che io stessa ho percorso in questi anni nel tentativo di comprendere meglio il funzionamento ADHD.

Non con l’obiettivo di dare risposte definitive o soluzioni rapide, ma con il desiderio di cambiare sguardo, spostando l’attenzione dal comportamento al bisogno, dal controllo alla relazione.


Lavoro nella scuola primaria da oltre quindici anni e posso affermare che quasi in ogni classe in cui sono entrata era presente almeno un bambino o una bambina ADHD.

Mi riferisco a quei bambini con difficoltà di autocontrollo, impulsività e scarsa capacità di attenzione che in classe mettono seriamente in difficoltà noi insegnanti.

Sono bambini spesso caotici, con i banchi sempre in disordine, continua tendenza a distrarsi dalle attività didattiche, poche capacità organizzativa e comportamenti disregolati che mettono in crisi l’armonia della classe.


Bambini ADHD a scuola: comportamenti che mettono in difficoltà


Se sei un’insegnante o un educatore, probabilmente sai bene di cosa sto parlando: di quel bambino o di quella bambina che


  • fatica a restare seduto durante le attività

  • ricerca continuamente l’attenzione dei compagni o delle insegnanti

  • difficilmente rispetta regole e norme sociali


Disattenzione e disorganizzazione


È l’alunno che risulta difficile “agganciare”, perché sembra spesso immerso in altri pensieri, oppure che è presente e interessato, ma sente il bisogno di intervenire di continuo per raccontare la sua esperienza, anche quando non è pertinente al contesto.

È quel bambino con il banco disordinato e pieno di cose, l’astuccio malridotto e le matite tutte mangiucchiate, che spesso dimentica il materiale necessario per le attività.



Chi sono: il mio sguardo sulla

scuola e sull’educazione


Ciao, io sono Valentina e da oltre dieci anni opero come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Oggi lavoro in una scuola della rete "Scuole Senza Zaino" e in questo spazio vi parlo di ciò che mi appassiona e mi motiva ogni giorno.

Parlo di scuola, educazione e genitorialità, con il desiderio di contribuire — nel mio piccolo — ad un cambiamento reale, che parta da dentro le aule.

Credo in un modo di insegnare e di crescere i figli più consapevole e intenzionale, fatto di scelte autentiche, non solo di abitudini tramandate.

Mi impegno a parlare di neurodivergenze e disabilità senza pietismi, con la convinzione profonda che serva un nuovo modo di guardare alle differenze. Perché, in fondo, non siamo tutti — in qualche modo —portatori di diversità?





ADHD nei bambini: cos’è e cosa significa


A volte questi alunni, se valutati clinicamente, arrivano a ricevere una diagnosi di ADHD. Ma cos’è l’Adhd?

L’ADHD, ovvero il disturbo da deficit di attenzione, impulsività e iperattività, è un disturbo evolutivo incluso nel DSM-5 tra i disturbi del neurosviluppo. Ad oggi, le cause della sua insorgenza non sono ancora state chiaramente individuate e l’elenco dei fattori di rischio risulta incompleto. Insorge durante il periodo dello sviluppo e i sintomi che lo caratterizzano non scompaiono con la crescita (anche se possono modificarsi nel tempo).

Russell Barkley, uno dei principali esperti mondiali sull'ADHD, nel '97 pubblicò il libro ADHD and the Nature of Self-Control, dove presenta la sua teoria sul disturbo come deficit di inibizione comportamentale e funzioni esecutive.

Secondo Barkley, l'ADHD non è primariamente un problema di attenzione, ma di autocontrollo: i bambini sanno cosa fare, ma faticano a eseguirlo senza impulsi immediati, perché manca la capacità di frenare reazioni automatiche.


La metafora del traffico di Gabor Maté


Gabor Maté ( medico e autore canadese di origine ungherese, noto a livello internazionale per il suo lavoro su trauma, stress, dipendenze, salute mentale e sviluppo infantile) utilizza una bella metafora molto efficace per descrivere lo stato mentale che possono sperimentare questi bambini: immagina la mente come un incrocio urbano molto trafficato, dove diverse strade si incontrano.


Il ruolo della corteccia prefrontale


Nel funzionamento tipico, un vigile urbano (la nostra corteccia prefrontale) ha il compito di garantire la viabilità, regolando i flussi e selezionando gli stimoli, rappresentati nella metafora dalle automobili che arrivano. In particolare, questo “vigile” è in grado di inibire gli input che non sono necessari o funzionali in quel momento.

Nel funzionamento ADHD, questa funzione di regolazione è fortemente compromessa: il disordine e il caos prendono il sopravvento.


Il bisogno di relazione dietro ai comportamenti


Dietro a questa difficoltà, continua Maté, si nasconde spesso un profondo e disperato bisogno del bambino di stabilire un contatto emotivo significativo con i suoi adulti di riferimento, che in classe siamo noi insegnanti.

Quando un bambino con questo tipo di funzionamento mette in atto comportamenti inadeguati o problematici, o quando sembra più interessato a interagire con i compagni che con il materiale proposto per il lavoro in classe, ciò può dipendere quindi dal suo disperato tentativo di soddisfare bisogni relazionali non pienamente appagati. E’ tipico infatti osservare in classe che lo stesso bambino riesce invece a concentrarsi molto meglio quando l’insegnante si siede accanto a lui e gli dedica un’attenzione esclusiva.


“Se tu sei accanto a me, riesco a regolarmi”


È come se, in quei momenti, ci stesse dicendo:

Io sono in balia del mio traffico interno, non ho un vigile che regola gli stimoli che mi arrivano. Ma se tu ti siedi accanto a me e mi dai attenzione, riesco attraverso di te a filtrare questi stimoli e a capire quali hanno la priorità. Se tu mi vedi e sei al mio fianco io riesco a regolarmi.”

Funzionamento ADHD e difficoltà a scuola


L’ADHD può manifestarsi in tre diverse forme


Le tre forme di ADHD


  • una forma prevalentemente disattenta, caratterizzata da difficoltà attentive;

  • una forma prevalentemente impulsiva e iperattiva, che può manifestarsi a livello comportamentale, fisico, mentale o in combinazione;

  • una forma combinata in cui coesistono entrambe le tipologie. ( attentiva e impulsiva-iperattiva)


Ecco perché i bambini con ADHD possono essere così diversi tra loro: le tre forme descritte non sono infatti categorie rigide, ma modi diversi in cui lo stesso disturbo si manifesta.

Ogni bambino mostra un profilo unico, con combinazioni differenti di difficoltà attentive, impulsività e iperattività.


Comportamenti ADHD e diagnosi


Inoltre dobbiamo ricordarci che i comportamenti di un bambino con ADHD sono comportamenti umani, presenti in molti bambini, ma è la persistenza, l'intensità e la frequenza di questi comportamenti che possono determinare, in sede di diagnosi, la presenza o meno del disturbo.


Quando queste caratteristiche di funzionamento diventato “invalidanti” cioè quando interferiscono in modo significativo con il sereno sviluppo del bambino e con il suo apprendimento viene solitamente consigliato un percorso diagnostico, cioè una valutazione clinica.

Si parla di "funzionamento ADHD" per ricordarci che la diagnosi non definisce il bambino come persona, ma ci aiuta a comprendere meglio il suo modo unico di funzionare e di interagire con l’ambiente.


Caratteristiche comuni nei bambini con funzionamento ADHD


Se penso ai bambini con funzionamento ADHD che ho incontrato nella mia carriera scolastica posso dire che avevano in comune alcune caratteristiche:


  • la scarsa capacità di tolleranza all’attesa

  • la difficoltà di attenzione

  • il bisogno continuo di movimento


Scarsa tolleranza all'attesa


La scarsa tolleranza all’attesa è legata alla difficoltà nel posticipare una gratificazione. Ogni volta che questi bambini prevedono qualcosa di gratificante per loro (un’esperienza, un oggetto desiderato…) contenerli diventa davvero difficile!

Preferiscono avere poco, ma subito, piuttosto che aspettare il momento giusto per ottenere tutto.

In classe notiamo questa difficoltà quando rispondono senza attendere il loro turno di parola, quando parlano “sopra” ad altri compagni, quando iniziano un’attività prima che venga ben spiegata…

Si tratta di imparare ad aspettare prima di reagire ad uno stimolo, di riflettere prima di rispondere ad una domanda e di pianificare un obiettivo con tutte le tappe intermedie che comporta. Sembra banale, invece tutte queste abilità si combinano e fanno in modo che un bambino sappia o meno portare a termine un’attività, rispondere in modo pertinente e rispettare i turni di parola. Sono le famose funzioni esecutive, cioè quell’insieme di processi cognitivi che ci permettono di pianificare, organizzare, controllare e regolare il nostro comportamento e i nostri pensieri per raggiungere obiettivi più o meno complessi.


Difficoltà di attenzione


La seconda caratteristica è la difficoltà nel mantenere l’attenzione. Nel funzionamento ADHD, l’attenzione tende a spostarsi facilmente verso nuovi stimoli, non sempre a causa di un calo di interesse, ma piuttosto per un vero e proprio ri -direzionamento del focus.

Il bambino può passare rapidamente dal compito che sta svolgendo a uno stimolo esterno, come un rumore o un movimento, oppure a uno stimolo interno, come un pensiero che lo porta altrove, perdendo il filo dell’attività in corso. Questo comporta un notevole dispendio di energie: ogni volta il bambino deve ritrovare il punto in cui era arrivato, capire cosa stava facendo e quale passaggio eseguire successivamente. Non sorprende, quindi, che un bambino con ADHD possa stancarsi molto più rapidamente rispetto a un compagno nello svolgere la stessa attività!


Bisogno continuo di movimento


L’iperattività, infine, è una delle caratteristiche che si notano per prime negli alunni con ADHD. È quella continua agitazione, che può essere sia motoria sia verbale, e che rende questi bambini particolarmente difficili da contenere. Spesso si sentono come un motore sempre in movimento e provano una forte repulsione per la noia: cercano costantemente una distrazione, un’attività, qualcosa su cui concentrare la loro attenzione, oppure utilizzano il proprio corpo come stimolo, attivandosi fisicamente.


Leggere i comportamenti ADHD con uno sguardo diverso


Tornando alla metafora del traffico di Gabor Maté, se immaginiamo il mondo interno di questi bambini come un incrocio estremamente trafficato e privo di controllori, possiamo, da adulti, imparare a leggere i loro comportamenti come il risultato di questa confusione interna.


Visualizzare il caos che vivono nella loro testa attraverso una metafora è un modo potente per ricordarci che il loro agire non è una provocazione né un tentativo di sfidarci, ma una risposta alla confusione che sperimentano.

In questo modo possiamo più facilmente diventare quegli adulti che, senza punire o sgridare, accompagnano il bambino ADHD verso una maggiore regolazione emotiva e comportamentale, facendo da “vigile esterno temporaneo" e aiutandolo, passo dopo passo, a sviluppare l’autoregolazione.




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