top of page
  • Black Instagram Icon

Come gestire i compiti a casa nella scuola primaria

1 ott
Tempo di lettura: 10 min
I compiti a casa nella scuola primaria
I compiti a casa nella scuola primaria

Parliamo di come gestire i compiti a casa nella scuola primaria: perché esistono, hanno senso e come possiamo affrontarli senza che diventino un momento temuto da tutta la famiglia.


Se hai un figlio alla scuola primaria probabilmente sei anche tu tra quei genitori che deve prevedere un tempo quotidiano (o solo nel weekend se tuo figlio frequenta il tempo pieno) per "aiutarlo" nel fare i compiti o almeno per controllare quanto ha fatto (o se li ha fatti!).

È un impegno che si aggiunge a tutta una serie di incombenze familiari che già da sole ci fanno arrivare a fine giornata parecchio stanchi (accompagna, vai a riprendere, fai la spesa, pensa a cosa cucinare, ...). Per questo, in fondo all'articolo trovi alcune strategie pratiche da provare già dal prossimo pomeriggio di compiti.


Cosa sono i compiti a casa, perché esistono e a cosa servono


Partiamo da un dato:

Ad oggi non esistono evidenze scientifiche che dimostrino l'effettiva efficacia dei compiti a casa

I compiti sono più che altro una consuetudine che la scuola italiana si porta dietro da sempre, in particolare esiste una circolare ministeriale degli anni '60 dove vengono definiti un momento di "ripensamento individuale". Ma è davvero così?

Per " ripensare" e consolidare un apprendimento a casa il bambino andrebbe messo nella condizione di essere autonomo. È necessario cioè proporre attività che promuovono una rielaborazione attiva di apprendimenti che sono già avvenuti in classe.

E se il bambino non è ancora autonomo, chi lo sostiene? Di fatto, in questo modo la scuola finirebbe per delegare alle famiglie parti dell'apprendimento.

La funzione di "recuperare e consolidare gli apprendimenti" spetta alla scuola, altrimenti il rischio è di alimentare quella disuguaglianza sociale che proprio la scuola vorrebbe contrastare (se hai genitori attenti, competenti e presenti avrai adulti capaci di aiutarti a superare quelle difficoltà; se invece vivi in un contesto dove non ci sono adulti disponibili ad aiutarti, accumulerai molto probabilmente uno svantaggio culturale).


I compiti hanno senso, secondo me, solo quando allenano all'autonomia: quando il bambino si misura con la gestione e l'organizzazione del proprio lavoro, preparandosi alle richieste più complesse dell'adolescenza


Una critica ai compiti a casa è sviluppato da Maurizio Parodi, dirigente scolastico, in questo articolo su Scuola7. Parodi ha scritto anche un libro sul suo no ai compiti a casa: Basta compiti! Non è così che si impara.


La scuola dovrebbe anche considerare che il tempo non scolastico non è tempo vuoto, non è tempo privo di apprendimenti. Le competenze si sviluppano anche al di fuori delle mura scolastiche e altrove rispetto ai libri, quando bambini e bambine sono messi nella condizione di sperimentarsi in contesti e in situazioni reali.

Quando hanno il tempo di giocare liberamente, sperimentarsi all'interno di relazioni sociali via via più complesse, gestire aspetti della quotidianità in casa, ecc.


Nella scuola italiana i compiti a casa sono una realtà diffusa e consolidata e con questo i genitori devono fare i conti quotidianamente.

E allora la vera domanda diventa: come facciamo a trasformarli in un momento di crescita per il bambino e non in una tortura? 

Qui ci aiuta quello che sappiamo su come funziona l'apprendimento.

Le neuroscienze ci dicono che impariamo meglio quando attenzione, memoria e motivazione lavorano insieme in un clima emotivo positivo. Se anche solo uno di questi elementi viene disturbato, da fattori esterni o interni, la concentrazione vera non si attiva.

Un sovraccarico emotivo o la percezione di essere in un ambiente poco sicuro bloccano o ostacolano l'apprendimento. Questo vuol dire che se il bambino non si sente a suo agio, se prova ansia o paura, l'acquisizione di nuove competenze o anche l'esecuzione di semplici esercizi, sarà più faticosa.

Pensa ad un pomeriggio di compiti: un bambino stanco dopo ore a scuola, un genitore che ha fretta, la cena da preparare. È il contesto in cui rischiamo di creare, senza volerlo, proprio le condizioni peggiori per imparare o consolidare apprendimenti.


Per questo proveremo ad esplorare le motivazioni per cui spesso i compiti diventano un terreno di scontro tra adulti di riferimento e studenti e come invece possiamo trasformarli in un'occasione reale di crescita per entrambi (genitori e bambini).


Quali sono le credenze limitanti che di solito i genitori hanno rispetto ai compiti


Molto spesso noi genitori ci concentriamo sul prodotto (il compito da fare per il giorno dopo) e ci dimentichiamo del processo (i piccoli passi che portano i bambini ad acquisire autonomia e senso di autoefficacia).

Ma forse sarebbe necessario un cambio di mentalità. Quando affrontiamo un pomeriggio di compiti con il nostro bambino dovremmo sempre prima porci una domanda:


Qual è il mio obiettivo oggi?


Questa domanda ci aiuta a capire su cosa vogliamo porre la nostra attenzione e decidere quale tipo di postura avremo durante la sessione di compiti.

Se ad esempio abbiamo chiarito che per noi in questo momento è importante che il bambino cominci a lavorare sulla sua capacità organizzativa rispetto ai materiali e alle procedure del lavoro che deve fare, il nostro focus si sposterà su questi elementi: dove reperire le informazioni sui compiti (diario, registro elettronico,...) e come guidarlo nel farlo, organizzazione del materiale necessario per svolgere quei compiti sul tavolo, ecc.

Il resto del processo (lo svolgimento dei compiti in senso stretto) diventerà meno importante (anche marginale potremmo dire) perché in questo momento stiamo chiedendo al bambino di spendere le proprie energie in altri aspetti che sono propedeutici al compito in senso stretto. In questo caso specifico quindi l'adulto dovrà guidare passo passo il bambino nella fase di preparazione delle attività e poi aiutarlo nello svolgimento senza la pretesa che i compiti siano fatti tutti e bene, perché il nostro obiettivo sarà appunto un altro.

È un po' come dire: vogliamo lavorare sulle abilità o sulle competenze? 

E' importante capire bene la differenza tra abilità e competenze: una abilità è ad esempio saper eseguire una sottrazione, una competenza è saper utilizzare quell'abilità quando devo prevedere il resto che dovranno darmi quando compro qualcosa.... Le abilità possiamo insegnarle, ma solo quando il bambino le fa proprie diventano competenze e sono spendibili nella vita reale. È fondamentale capire questa distinzione perché aiuta a ricordarci, come abbiamo già detto sopra, che l'apprendimento non è solo quello scolastico, non avviene solo sui libri di scuola o nelle aule. Avviene anche nel contesto quotidiano, nella vita reale di tutti i giorni, perché è lì che le abilità possono maturare in competenze.


In altre parole: spesso ci si concentra più sul prodotto che sul processo, cioè si vuole far arrivare il bambino con i compiti fatti e fatti bene per evitare note o brutte figure, ma si perde di vista il processo, cioè dare la possibilità al bambino di sperimentare autonomia, organizzazione e pianificazione.

Detto ciò è fondamentale capire quali sono le competenze e le abilità che entrano in gioco quando un bambino deve affrontare i compiti scolastici. Parliamo delle famose funzioni esecutive.


Funzioni esecutive: le fondamenta necessarie per affrontare i compiti


Cosa sono le funzioni esecutive


Le funzioni esecutive sono un insieme di processi cognitivi che permettono al bambino di pianificare, organizzare e regolare il proprio comportamento per raggiungere un obiettivo. Sono fondamentali sia nell'apprendimento scolastico sia nello svolgimento dei compiti a casa, perché consentono di gestire attività complesse che richiedono attenzione, memoria e autocontrollo.


Quali funzioni esecutive entrano in gioco nel momento in cui il bambino deve affrontare i compiti a casa


Le principali funzioni esecutive sono:


1.      Memoria di lavoro, cioè la capacità di mantenere e manipolare temporaneamente le informazioni necessarie per svolgere un compito, come ad esempio ricordare le istruzioni mentre si completa un esercizio.

2.      Controllo degli impulsi, come distrazioni e risposte automatiche: resistere alla tentazione di alzarsi, giocare, ecc.

3.      Flessibilità cognitiva, cioè la capacità di modificare strategia, adattarsi a nuove richieste o considerare punti di vista diversi.


A queste tre funzioni di base si affiancano altre abilità esecutive più complesse:


•        Pianificazione, cioè stabilire le fasi necessarie per raggiungere un obiettivo.

•        Organizzazione: gestione del materiale scolastico, del tempo e delle informazioni.

•        Monitoraggio, ovvero controllare il proprio operato e correggere eventuali errori.

•        Autoregolazione emotiva, indispensabile per tollerare la frustrazione e mantenere la motivazione anche quando il compito è difficile.

•        Avvio del compito, cioè la capacità di iniziare un'attività senza procrastinare.


Se proviamo ad analizzare le abilità che sono necessarie per svolgere i compiti a casa possiamo osservare che richiedono un livello di autonomia superiore rispetto al lavoro svolto in classe. A casa il bambino deve:

•        ricordare le consegne;

•        organizzare il materiale necessario;

•        pianificare l'ordine delle attività;

•        mantenere l'attenzione per tempi prolungati;

•        controllare gli errori;

•        gestire eventuali emozioni negative (fatica, frustrazione, ansia);

•        portare a termine il lavoro senza la guida dell'insegnante.

Per questo motivo, bambini con funzioni esecutive ancora immature possono apparire "pigri", "svogliati" o "disorganizzati", quando in realtà stanno incontrando difficoltà nei processi di autoregolazione.


Come lavorare sul potenziamento di alcune funzioni esecutive specifiche


Le funzioni esecutive si sviluppano gradualmente dall'età prescolare fino alla tarda adolescenza, parallelamente alla maturazione della corteccia prefrontale.

Quindi durante la scuola primaria esse sono ancora in piena evoluzione e possiamo notare ampie differenze individuali (alcuni bambini potrebbero avere già consolidato alcune funzioni esecutive mentre altri no).

Per questo è molto importante che insegnanti e genitori offrano un adeguato supporto al bambino attraverso routine, strumenti organizzativi, istruzioni chiare, senza interpretare automaticamente le difficoltà come mancanza di impegno.

Bisogna ricordare poi che le funzioni esecutive si sviluppano e si allenano soprattutto in attività che non sono legate a prestazioni scolastiche: durante il gioco spontaneo non strutturato mi alleno ad organizzare e pianificare, nella relazione con gli altri mi alleno a regolare le mie emozioni, gestire conflitti, sperimentare empatia. Nei piccoli compiti quotidiani in casa, come rifare il letto o aiutare ad apparecchiare, mi alleno ad attivarmi per portare a termine un compito, ecc.

È importante tenere sempre ben a mente questo perché come adulti, soprattutto quando i bambini crescono, tendiamo a pensare che il problema della gestione dei compiti e dello studio debba essere affrontato solo in quel contesto. Invece è anche nelle piccole azioni quotidiane che costruiamo le basi per una migliore capacità di affrontare compiti più complessi. Quando ad esempio chiediamo loro ogni giorno di collaborare in casa (e accettiamo che non la faranno esattamente come vorremmo noi all'inizio, ma pian piano impareranno), quando concediamo loro piccole nuove autonomie, quando gli offriamo tempo libero senza schermi, ....


Come gestire i compiti a casa nella scuola primaria: tecniche e strategie pratiche


Proviamo ora ad analizzare alcune strategie che possono aiutare i bambini nel momento dei compiti:


  1. Suddividere i compiti in task. Ad esempio se devono leggere e poi rispondere a delle domande potremmo dividere il lavoro in due momenti: la parte della lettura, la parte delle domande. I task devono essere più piccoli e brevi quanto più il bambino fa fatica nell'esecuzione dei compiti. In base alla sua capacità e potenzialità del momento quindi faremo la suddivisione (ad esempio un testo da leggere potrebbe anche essere suddiviso in piccole parti).


  2. Quando approcciamo un compito da fare non rendiamo visibili gli esercizi e i compiti che seguono. Questo vuol dire eliminare dal tavolo di lavoro altri libri o quaderni, coprire con un foglio bianco il resto della pagina di un libro. Il bambino dovrà vedere solo l'esercizio o il compito che sta facendo in quel momento; in questo modo la sua concentrazione viene tutelata e soprattutto si cerca di evitare l'effetto ansia che potrebbe suscitare la vista di altri compiti che dovrà fare.


  3. Accogliamo positivamente ogni piccolo sforzo gratificando il bambino verbalmente: "sei riuscito a leggere queste righe, ottimo lavoro!", "hai scritto 2 frasi, sei contento?".... Questo serve a sostenere la sua motivazione e il senso di autoefficacia nello studio.


  4. Non andrebbe sottolineato invece ciò che il bambino non riesce a fare, ma semplicemente è più utile descrivere oggettivamente la situazione, ad esempio: "avevi da leggere questo testo ma stai facendo fatica a farlo, vuoi che ti aiuto a pensare qualche strategia per renderlo meno faticoso?". Se il bambino è disponibile al confronto possiamo proporgli un'ulteriore divisione in task oppure una pausa per una merenda, un'attività o un breve gioco. Anche leggere noi metà del testo non deve essere considerata una "resa" al capriccio del bambino se la inquadriamo in un contesto di "allenamento" (oggi vedo che fai fatica e leggo io metà testo, domani ne leggerai tu 3/4 e io solo un pezzettino....).


Ricordiamoci infine che non è il completamento dell'intero compito il nostro fine sempre e comunque. La maggior parte delle volte il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di allenare il bambino a raggiungere degli obiettivi, e per fare questo serve lavorare sul lungo termine con costanza ma anche con flessibilità.

Se mi alleno per una maratona nelle prime sessioni di allenamento non riuscirò certo a fare tutto il percorso. Se ogni giorno però con costanza mi alleno, probabilmente alla fine riuscirò a percorrerla tutta.


Qui vorrei aggiungere un concetto importante.


Non confrontare tuo figlio con gli altri bambini


Se intraprendiamo questo percorso che ha come obiettivo non far svolgere sempre i compiti a nostro figlio ma sostenerlo nella sua crescita e nell'autonomia, dobbiamo fare una cosa fondamentale: smettere di confrontarlo con altri bambini. Nostro figlio è un individuo unico, nelle sue particolarità, nel suo funzionamento è un bambino irripetibile. Paragonarlo al percorso di altri (guarda tizio che fa i compiti da solo, guarda caio che non chiede mai niente ai genitori....) anche solo nella nostra testa è una pratica pericolosa. Questo confronto ci allontana dal bambino reale che abbiamo davanti e ci mette di fronte inutilmente a standard che non sono i suoi.

L'unico confronto utile è quello che facciamo con il giorno prima, il mese prima o l'anno precedente dello stesso bambino. Ogni bambino ha tempi di apprendimento suoi: non tutti acquisiscono le stesse competenze negli stessi tempi.

Tra l'altro le competenze che i bambini devono acquisire a questa età sono tantissime, e a volte capita che dentro di loro stiano lavorando silenziosamente per costruire i mattoncini di competenze che noi non vediamo (magari al di fuori del contesto scolastico ma altrettanto importanti), e che assorbono tutte le loro energie.


Il ruolo dell'adulto che affianca il bambino nei compiti


Il mindset che ci permette di sostenere ogni piccolo progresso è diventare la figura di allenatore, che sostiene ogni piccolo passo verso la conquista dell'autonomia nello studio.


Se vuoi approfondire come si costruisce concretamente questo mindset, ne abbiamo parlato in questa intervista a Silvia Pellizza, parent coach.


Chiediamoci sempre: "è più importante che mio figlio arrivi a scuola con i compiti fatti oppure è più importante che mio figlio impari piano piano a sapersi organizzare e a svolgere i compiti in autonomia?".

A volte - raramente però - la risposta potrebbe essere la prima (ad esempio se c'è un'interrogazione programmata o un compito in classe e non abbiamo avuto la possibilità di avere un confronto onesto con gli insegnanti, quindi preferiamo semplicemente che nostro figlio superi quella giornata scolastica).

Ma la maggior parte delle volte dovrebbe essere più importante la seconda: cioè che il bambino impari pian piano ad essere indipendente nello studio. Questo vuol dire che porremo più attenzione sul processo che sul risultato.

Non ci interessa se nostro figlio andrà a scuola con metà compiti fatti o se quelle operazioni saranno piene di errori: noi sappiamo che il nostro obiettivo è sostenerlo nel suo percorso di autonomia nello studio, e per farlo dobbiamo costruire mattoncino dopo mattoncino quella fiducia.


E tu, come gestisci i compiti a casa nella scuola primaria? Raccontami nei commenti la vostra esperienza, le difficoltà o le strategie che avete trovato: ogni storia può essere utile a un altro genitore che sta affrontando lo stesso momento.

 


Commenti


© 2035 by Lovely Little Things. Powered and secured by Wix

  • Instagram
bottom of page