A che età dare lo smartphone ai bambini e come prepararli
Aggiornamento: 2 ore fa

Quale sarebbe l'età giusta per dare uno smartphone ad un bambino o ad un ragazzo?
In questo articolo proviamo a rispondere a questa insidiosa domanda e vediamo quali sono i rischi di un uso precoce dello smartphone, parliamo dei Patti digitali, uno strumento per le famiglie e infine proviamo a definire la competenze da allenare con i nostri bambini già da molti anni prima di pensare allo smartphone.
Qualcosa si muove sul fronte del rapporto tra nuove tecnologie e infanzia/adolescenza. Dopo anni di incuranza associazioni e cittadini hanno cominciato a far pressione sui governi affinché si prendano delle posizioni più chiare rispetto l'uso del digitale da parte dei minori.
Le ricerche ce lo stanno dicendo da anni in realtà: gli smartphone stanno “rubando” la nostra attenzione e concentrazione, scaraventano i nostri figli in un mondo per il quale non sono equipaggiati e ne mettono a rischio la salute mentale.
In realtà non è una questione che riguarda solo l'infanzia: l'accesso costante alla rete e i social network sono un rischio per la salute mentale di tutti noi.
A che età dare lo smartphone? Per i pediatri non prima dei 13 anni
La Società Italiana di Pediatria indica no smartphone prima dei 13 anni, sottolineando che ogni anno di ritardo è un “investimento” su attenzione, apprendimento e regolazione emotiva dei nostri ragazzi.
Sotto i 13 anni infatti il cervello è molto vulnerabile a distrazioni da social e algoritmi e questo ha un impatto enorme su memoria, attenzione e autostima dei ragazzi.
Quanto tempo davanti agli schermi per i bambini in base all'età
Le principali società scientifiche pediatriche e le Raccomandazioni di Milano per il benessere e la sicurezza digitale indicano chiare linee guida per fascia d'età riguardo all'uso degli schermi.
Vediamo le principali:
Nessuno schermo sotto i 2 anni: la raccomandazione è di evitare del tutto l'uso di smartphone, tablet e TV prima dei 3 anni. L'esposizione precoce infatti interferisce con lo sviluppo del linguaggio, la regolazione del sonno, la concentrazione e la crescita motoria e sensoriale dei bambini che a questa età hanno bisogno di fare esperienze concrete e analogiche nel mondo.
Età scuola dell'infanzia (da 2 a 5 anni): il consiglio è di non superare 1 ora al giorno complessiva di esposizione alla TV ed evitare l'uso in autonomia. I genitori dovrebbero sempre affiancare i bambini scegliendo contenuti adeguati ed evitando la TV di sottofondo quando i bambini giocano o mangiano.
Età scuola primaria (6-12 anni). Si consigliano al massimo 2 ore al giorno complessive per uso ricreativo. Il possesso di uno smartphone personale connesso a internet è fortemente sconsigliato prima dei 12-14 anni.
Per i videogiochi invece il tempo andrebbe limitato a 20-30 minuti al giorno fino ad un massimo 60 minuti oltre i 9 anni, selezionando solo contenuti idonei.
Età preadolescenza e adolescenza (13-18 anni): prima dei 14 anni l'iscrizione autonoma ai social e ai servizi online con profilazione dei dati è vietata dalla legge. Infine sarebbe bene, quando si arriva a dare un dispositivo personale, intestare i contratti SIM direttamente ai minori per poter attivare il filtro di protezione automatica dei contenuti (parental control o simili).
Regole generali per tutte le fasce d'età:
Momenti “screen-free”: no all'uso dei dispositivi durante i pasti, durante lo svolgimento dei compiti (se non strettamente richiesto)
Protezione del sonno: spegnere e rimuovere tutti i dispositivi dalla camera da letto almeno un'ora prima di coricarsi per evitare che la stimolazione dello schermo comprometta l'addormentamento e la qualità del riposo.
Smartphone e bambini: i rischi di un uso precoce e non guidato
L'esposizione precoce e prolungata agli schermi e ai dispositivi digitali durante l'infanzia e l'adolescenza comporta rischi documentati che coinvolgono diverse sfere dello sviluppo psicofisico e relazionale.
Per la salute e lo sviluppo corporeo possiamo parlare di rischio di: obesità, compromissione del sonno, ipoacusia e problemi posturali.
Per lo sviluppo neurologico: ritardo del linguaggio, deficit di attenzione.
Per la salute mentale: dipendenze, disturbi dell'umore, ansia, ritiro sociale.
Inoltre senza la supervisione e la guida di un adulto, l'accesso libero a Internet espone i minori a cyberbullismo, adescamento online, sfide virali pericolose, scambio incontrollato di immagini private anche a sfondo sessuale e visione involontaria di contenuti violenti o inappropriati per l'età.
Iperprotetti nel mondo reale, liberi in quello virtuale
Nel libro La generazione ansiosa Jonathan Haidt analizza la preoccupante tendenza degli adulti contemporanei ad essere eccessivamente protettivi con i bambini nella vita reale, limitandone molto l'autonomia, mentre allo stesso tempo li lasciamo quasi del tutto soli nella vita virtuale.
Forse la mia è una delle ultime generazioni che ricorda un tempo vissuto fuori casa, senza nessuna supervisione di un adulto, insieme a gruppi di bambini di età diverse per infinite ore nel pomeriggio dopo la scuola e durante le vacanze. Ed è oggettivamente un bellissimo ricordo. Anzi forse potrei dire che tra i ricordi della mia infanzia lo metto al primo posto.
Il gioco libero con i pari è stata la prima "palestra", il primo spazio libero dalla supervisione degli adulti in cui sperimentare la relazione con gli altri e trovare il mio personale modo di stare in quelle relazioni.
Da allora qualcosa però è successo. Con l'entrata del personal computer nelle nostre case i bambini e gli adolescenti hanno cominciato a passare più tempo in casa perdendo gradualmente quel genere di esperienze fisiche e sociali. Dall'altro lato, molti genitori si sono sentiti sollevati dall'ansia e dalla responsabilità di avere un figlio fuori casa.
Haidt ci spiega che anche leggi e norme hanno assecondato questa tendenza, restringendo progressivamente gli spazi di autonomia dei minori e contribuendo a diminuire le loro possibilità di azione nel mondo reale (vi ricordate che negli anni '90 i bambini della scuola elementare potevano tornare a casa da scuola anche da soli?)
Con l’arrivo degli smartphone, poi, le cose sono peggiorate nettamente: il tempo che i bambini trascorrono fuori casa o nel gioco libero si è ridotto ancora di più.
A questo si è aggiunta, nei primi anni Duemila, la diffusione dei social network. Piattaforme nate per socializzare sono diventate nel tempo, come spiega Riccardo Luna in Qualcosa è andato storto, «macchine per l’intrattenimento personale di milioni di persone».
Non più luoghi virtuali in cui entrare in contatto con gli altri, ma spazi progettati, a causa della ricerca ossessiva dell’engagement, per tenerci incollati allo schermo. L’engagement è il livello di coinvolgimento e interazione che gli utenti dimostrano verso un contenuto, un post o un profilo. I proprietari dei social hanno cioè iniziato a servirsi degli studi sul funzionamento della mente umana (neuroscienze, psicologia...) per addestrare gli algoritmi e offrire un’esperienza online sempre più accattivante e difficile da interrompere.
E come fanno a tenerci incollati al dispositivo? Attraverso scariche continue di dopamina, la molecola che il cervello rilascia quando qualcosa ci dà piacere e che ci spinge a ripetere quell’esperienza ancora e ancora.
È il meccanismo per cui controlliamo di continuo se sono arrivate notifiche sullo smartphone, o quanti like ha ricevuto un nostro post o aggiornamento di stato: stiamo cercando la nostra dose quotidiana.
Se tutto questo rappresenta un rischio per noi adulti, con il pericolo di sviluppare dipendenza dai dispositivi, di perdere progressivamente la socialità reale e di ridurre la nostra capacità di attenzione, figuriamoci per i bambini! Loro non hanno ancora gli strumenti per riconoscere questi meccanismi, né la consapevolezza per resistere alla tentazione: si trovano davanti a sistemi progettati da esperti per catturare continuamente l’attenzione, senza alcuna difesa.
I Patti Digitali, uno strumento per le famiglie
Quando mio figlio ha iniziato a mostrare interesse per il mondo digitale e io ho cominciato a leggere e a informarmi sul tema, ho scoperto una bella realtà che non conoscevo: i Patti Digitali.
Il progetto Patti Digitali nasce per costruire una comunità educativa consapevole, in cui famiglie, scuola e territorio collaborano per accompagnare bambini e bambine, ragazzi e ragazze a un uso graduale, equilibrato e responsabile delle tecnologie digitali.
Attraverso l’adesione ai Patti Digitali del proprio territorio e la creazione di alleanze tra genitori, si vogliono sostenere le famiglie nel definire regole condivise e pratiche educative coerenti rispetto all’utilizzo di TV, smartphone, videogiochi, social network e strumenti digitali, nel rispetto delle diverse fasi di crescita dei nostri bambini e delle nostre bambine.
Si promuove quindi un approccio che metta al centro il benessere relazionale, emotivo e cognitivo dei minori, valorizzando il tempo di qualità, le relazioni reali, il gioco, l’autonomia e la crescita consapevole nel mondo digitale.
Funzionano così: un gruppo di genitori che vive nello stesso territorio si riunisce e prova a scrivere il proprio Patto Digitale per le varie fasce di età (volendo, in questa fase si può già chiedere supporto da parte della direzione nazionale dei Patti). Questo documento viene inviato poi ai Patti Digitali nazionali, che lo revisionano, e una volta pronto viene caricato sul sito e sarà disponibile per essere scaricato e sottoscritto da tutte le famiglie che vorranno.
Io l’ho fatto, potete andare a leggere il nostro proprio qui.
Prima di dare lo smartphone ai bambini: le competenze da allenare
Quando abbiamo scritto i nostri patti digitali ho provato ad elencare le competenze che un bambino dovrebbe cominciare a sviluppare già anni prima di avere o poter gestire uno smartphone da solo (cioè ci dicono gli esperti non prima dei 13/14 anni).
Sarebbero cioè dei pre-requisiti da sviluppare con gradualità negli anni precedenti all'accesso libero nel mondo digitale.
Per rispondere alla domanda con cui si apre questo articolo: l'uso dello smartphone non è solo una questione di età anagrafica, ma di maturità personale, relazionale e digitale.
Quindi prima dei 14 anni, un bambino o una bambina dovrebbero essersi allenati con l'aiuto di noi adulti a sviluppare le seguenti competenze:
• Avere cura di oggetti delicati e di valore.
• Saper rispettare le regole familiari stabilite (qui possiamo tollerare una certa resistenza fisiologica alle regole dovuta alla volontà di affermazione del sé in adolescenza ma dovrebbero restare saldi alcuni principi di base)
• Saper gestire e organizzare il proprio tempo in modo equilibrato (avere una buona routine quotidiana che alterna momenti di riposo, studio, gioco, divertimento, relazioni sociali, ecc.)
• Essere consapevole che il digitale può creare dipendenza, anche a noi adulti
• Comprendere che il tempo online sottrae tempo ed energie alla vita offline.
• Conoscere l'impatto che i social network possono avere su relazioni, identità e autostima (anche attraverso storie, libri ed esempi)
• Conoscere le principali regole della privacy online (ad esempio rispetto all'uso di foto, dati sensibili informazioni personali, ecc.)
• Saper riconoscere le fake news e le informazioni inaffidabili.
• Conoscere il funzionamento dell'AI e dei chatbot
• Saper rispettare gli altri anche nel contesto digitale (netiquette, linguaggio, responsabilità).
• Aver ricevuto un'adeguata educazione affettiva e sessuale, proporzionata all'età.
• Sapere cosa fare nel caso in cui incontri contenuti pornografici o contenuti che mettono a disagio (parlarne con un adulto di riferimento, sapere che il porno è spesso una rappresentazione distorta della sessualità dove non viene considerato il consenso e la sfera affettiva)
• Sapere cosa fare se sospetta o subisce episodi di cyberbullismo
• Sapere come comportarsi se viene contattato da sconosciuti online.
• Conoscere l'importanza di non condividere dati personali, immagini o informazioni sensibili.
• Avere un rapporto solido e di fiducia con i propri adulti di riferimento.
• Sentirsi libero di chiedere aiuto senza paura di giudizio o punizioni immediate.
• Sapere che il dialogo è il primo strumento di protezione nel mondo digitale.
Sembra tanto e sembra impossibile, ma se pensiamo che stiamo per dare nelle mani dei nostri figli la chiave che apre infinite porte del mondo e che noi non saremo lì quando arriveranno contenuti pericolosi dovrebbe convincerci a fare questo lavoro.
Lo smartphone più di tutti gli altri strumenti digitali è un oggetto che spalanca infiniti mondi, dove loro se non equipaggiati possono perdersi.
Insomma, d'ora in avanti potranno "andare" ovunque e fare tutto: sono pronti?
A che età dare lo smartphone ai bambini? Un percorso, non una data
Non esiste un compleanno magico dopo il quale lo smartphone diventa sicuro. Le indicazioni degli esperti sono un punto di riferimento prezioso, ma la vera risposta alla domanda “a che età dare lo smartphone ai bambini” è nel lavoro che facciamo prima: allenare competenze, costruire fiducia, parlare spesso e senza giudizio.
Non è un compito da affrontare da soli, però: se vuoi confrontarti con altre famiglie e costruire regole condivise, cerca il Patto Digitale del tuo territorio.
E tu, quali regole hai in casa e quali dubbi ti restano? Pensi ci siano altre competenze da allenare prima di consegnare il primo smartphone?
5 risorse per accompagnare meglio i nostri figli nel mondo digitale
Se vuoi cominciare ad orientarti nel mondo digitale in cui i tuoi figli sono o saranno presto immersi, ti consiglio 5 risorse che hanno aiutato me:
Un libro: "La generazione ansiosa" J. Haidt . Interessante perchè nella prima parte del libro si descrive il grande cambiamento che abbiamo subito: da un'infanzia basata sul gioco libero ad un'infanzia basata su smartphone, videogiochi e social
Un libro: "Qualcosa è andato storto" R. Luna. Interessante perchè spiega bene come algoritmi, engagement e dopamina siano il cuore del business delle big tehc ( la priorità non è certo il nostro benessere)
Uno strumento: I Patti Digitali. Interessante perchè il principio è quello della cittadinanza attiva: bastano pochi genitori per scrivere un nuovo patto di comunità
Una newsletter: Shedertime.eu Interessante perchè è un progetto europeo - a cui collabora anche la rivista Internazionale Kids- pensato per aiutare bambini e genitori a orientarsi nel mondo digitale.
Un sito: Commonsensmedia.org. Interessante perchè è una guida editoriale in cui possiamo leggere recensioni affidabili su ogni contenuto ( cartoni, film, libri, social...)
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